venerdì, 21 settembre 2007

Lei si era affiancata un momento e poi mi sento dire

Vedo che qui ci si diverte, la musica è veramente buona...

Ti offro qualcosa, non sarai certo venuta da sola, io sto con certi amici ma chissà dove li ho persi, domani al mare, certo un posto più tranquillo, il casino mi piace la notte, vuoi venire con me adesso a cercare una spiaggia, il bagno di notte sotto la luna, ma quale paura!, sai il senso di libertà, e ancora i suoi gesti lo sguardo il sorriso straniato, e beviamo e le chiedo di lei, il lavoro, gli amici, il sesso, finalmente, e continuo a parlare lei al mio fianco a guardarmi, i miei amici a fare le solite stronzate, i sorrisi ammiccanti, ed io bevo e poi fuori a fumare, un pò d'aria, l'idea del bagno di notte è sempre in piedi se vuoi, no naturalmente, comunque mi ringrazia per le chiacchiere...

E questo è quanto.

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sabato, 15 settembre 2007
Il signor Giuseppe della ditta....ha fatto risuonare il telefono nel mezzo di questo pomeriggio di caldo tenace.
' Il titolare - dice,
...La chiamavo per la questione dei pagamenti ancora in sospeso...
Puttana Cazzo, penso, e quando la cliente che nel frattempo è entrata incontra il mio sguardo, mi legge il pensiero, crede che ce l'abbia con lei ed esce con sulla bocca una smorfia di schifo. Un bel culo però.
' ...Le faccio un preambolo tanto per ricostruire la storia...scadenze ampiamente agevolate...le vostre difficoltà...la morte di suo padre...lo sforzo della nostra azienda nel venirLe incontro...
Nella testa accaldata mi si affaccia a singhiozzo il suono di un mormorìo, lento, sincopato.
' ...Gli impegni da Lei assunti sono stati nel 2006 rispettati per quanto concerne la parte del dovuto da fattura. Non avete però ottemperato al pagamento degli interessi maturati....
Il mormorìo comincia a svelare la voce che canta un parlato ritmico, il suono prende sostanza: è rauco, gutturale. Mi prende la gola.
'...Adesso lei propone nuove dilazioni...
Poi scende allo stomaco e più giù ancora. Riconosco questa voce, la musica, il ritmo, il senso delle parole di quest'unica frase che percuote la mia testa e le gambe e la caviglia che cazzo ancora mi fa male ma si muove da sola e tiene il tempo.
'...Adesso se Lei prima non ci salda gli interessi dovuti bè, qui la cosa si fa dura.....
??
Sento la mia faccia dilatarsi in un'emorragìa di fluido sanguineo, la indovino rosso cremisi e posso sentire i capelli, pochi, sfaldarsi dai bulbi.
Altra cliente che entra, appena un affacciarsi dalla porta, e già schizza via, urlando mi sembra.
Non le ho visto il culo, cazzo.
'...qui la cosa si fa dura....
La voce profonda si espande e spruzza un'orgasmica accellerazione ad ogni cellula del mio corpo.
La sento, la riconosco, implode, continuamente ripetendo
A love supreme A love supreme A love supreme A love supreme A love supreme A love supreme A love supreme A love supreme A love supreme A love supreme A love supreme...
' ...E lov suprìm??? Come scusi? Pronto! Ma mi sta ascoltando...Pronto...
A love supreme A love supreme A love supreme A love supreme...eccetera eccetera
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domenica, 15 aprile 2007

(as)solo

 entro nella stanza luccicante di risate estranee bicchieri vuoti e la cerco mi appoggio alla parete prendo il bicchiere di margarita bevo fumo un accenno di marlboro chi mi guarda appena chi mi sorride idiota chi se ne frega io la cerco tra quel fumoso bianco di luci assopite suona trane non lo sente nessuno tranne quello grasso in poltrona beve bourbon il bicchiere sempre a metà gli occhi appannati ma forse dorme mi scosto vado fuori la vedo seduta in grembo a quello seduto di spalle gioca a carte con altre risate altri bicchieri vuoti mi affianco un poco mi vede non un cenno appena un scatto le sue guance quello le dice di un bicchiere d'acqua si alza mi vede ancora rientra io fumo e poi bevo respiro questa notte del niente lei ritorna con l'acqua di nuovo in braccio non mi guarda lui dice grazie amore lei mi vede lì di fianco si sistema i capelli

un pò si vergogna

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mercoledì, 20 settembre 2006

     Il nano si arrampicò velocemente sul treno merci diretto ad ovest.

Aveva aspettato tutta la notte addormentato sul pilone di un traliccio di fianco al binario.

Appena l'alba, il merci lo aveva svegliato con un fischio sordo, lontano, e il nano s'era preparato. Fagotto di traverso sulle spalle, sorsata di gin dalla bottiglia che la notte prima in un bar aveva nascosto nella tuta di jeans e che gli faceva un cazzo enorme, tanto che la vecchia puttana dietro al bancone aveva pensato che forse la morte sarebbe stata ancora lontana, se solo quel nano avesse voluto. Ma il nano era stanco di fare capriole. Le aveva fatte per tutto il giorno per pochi spiccioli, e solo per far ridere i ragazzini in quel parco giochi. No, la puttana puzzava troppo di vecchia e lui voleva solo arrampicarsi su quel treno.

Un salto incredibile, e il nano felino s'arrampicò alle sbarre del finestrino del vagone bestiame. La merda fumante l'avrebbe tenuto al caldo, e i ferrovieri non ci avrebbero messo il naso dentro. Continuò a dormire.

Il pomeriggio lo trascorse im groppa alla mucca per guardare fuori il paesaggio. Boschi e praterie si alternavano a colline rosse sullo sfondo. Ma quello che lo metteva di buon umore, che lo faceva godere proprio, era la fila di case basse, le piccole auto che scorrevano ogni tanto su strade strette, gli omini minuscoli che a gruppi sfilavano lontano mentre il nano lassù, sul culo di una mucca poteva nasconderli con un dito, il suo dito, il dito di un nano, cazzo.

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domenica, 25 giugno 2006

a un certo punto uno decide di scrivere una poesia

c'è un'urgenza disfatta

perchè si sente in contatto con  energie cosmiche ancestrali

nella tua voce disciolta

al centro di un universo di sensazioni che cercano scampo

da un amore stanco dei nostri pensieri

invocano una via di fuga

e di sguardi scrostati

percorrono frenetiche il dedalo intricato di vene e capillari

da pacate illusioni

miste a malinconiche pulsazioni

E la voce rimane

che accellerano battiti e respiro

affannata avvinghiata sospesa

e spingono il corpo ad aprire vie di fuga

al ricordo di sguardi

a lasciar squarciare fuori la necessità di esplosione

sinceri affamati

per evitare implosioni

le nostre vite stupite

e allora scrivi una poesia e dopo pensi:

una scorreggia sarebbe stata più efficace.

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domenica, 11 giugno 2006

Debby dice: vai a vivere da solo? bene ma come fai a cucinare giusto le uova o un amburger crudo e poi pulire i piatti lavare le camicie e stirare e lavare i pavimenti e la polvere e stirare, stirare come fai e la spesa le scorte i detersivi la frutta e stirare, stirare devi imparare e scegliere i mobili legno laccato tanganika laminato color faggio noce ciliegio e un divano certo due tre posti il letto una piazzaemezza se no si sta scomodi e stirare, stirare e lavare lenzuola cuscini lampade piantane il bagno è piccolo manca la doccia ci vuole lo scaldino a gas devi spendere soldi che non hai e il terrazzino è sporco e pieno di animali gatti lucertole forse topi e gli insetti ci vogliono le zanzariere un buon idraulico e stirare, ti ci vuole un'ucraina e un elettricista un imbianchino e il parquet è sporco devi farlo lucidare fare un finanziamento e stirare

Io mi stiro sul parquet sudicio il bilocale vuoto e scuro ho comprato un bicchiere da vino bellissimo stappo il traminer faccio finta di riconoscere il profumo e mi stiro tanto da scorgere il gatto che si affccia dal mio nuovo terrazzo tutto sporco e infangato con in bocca la carogna di una lucertola forse un topo penso di affrontarlo poi magari penso che può aiutarmi a stirare via questa domenica del cazzo

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domenica, 26 febbraio 2006

Interno   Sera

Due personaggi: Totò e Pietro De Vico

Totò in veste di Serial killer crede di avere avvelenato un uomo e lo ha nascosto in una valigia messa dietro un divano nel salone della villa di proprietà del morto. Va a chiamare De Vico suo complice "indifeso" per farsi aiutare a trasportare la valigia. Quando però i due rientrano nel salone trovano la valigia aperta ed il cadevere steso sul divano.

Totò: -- Vorrei sapere chi si diverte a togliere i morti dalle valigie... Prendilo per i piedi...

I due fanno fatica a sollevarlo

De Vico: - Ma, mi sembra che si è allungato..

Totò: - Non è possibile! I morti non si allungano... semmai si imbruttiscono, si fanno brutti. QUESTI SONO MORTI CHE NON PUOI TENERE IN CASA...-.

 

Così si svoltano le serate

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domenica, 12 febbraio 2006

L'albino entrò nel vagone, attese che si richiudessero le porte e cominciò con voce impostata

- Signori e signori non sooono un toooossico, non soooono un criminaleee...

una musica sottile traspariva

- soooono sposato e hoooo due bambiniii...

una cantilena ripetuta mille volte

- sooono aaalbino e cooome saaapete non veeedo beneee...

a tratti dolce

- non pooosso laaavorareee...

eppure un chè di metallico si percepiva in quelle note improvvisate

- lo strooofinaccio maaangia pooolvere...

un'inquietante assenza di modulazioni 

- solo un eurooo...

che tuttavia catturava l'ascolto di tutti noi viaggiatori distratti dal dondolìo lento dei vagoni

- l'aaaccendigaaas multiusò...

dal lento brusìo di rotaie e funi e correnti elettriche

-solo un'euroooo...

non lo ascoltavamo veramente ma lasciavamo che quel suono metallico ci avvolgesse

- il caaane che abbaia peeeer i vostriii baaaambiniii...

rabbrividendo di quell'assenza che ci teneva tutti in pausa, in attesa di qualcosa da attendere

- il pooortachiaviii deeella fooortunaaa...

guardai il suo sguardo bianco immòto

-sooolo un eeeuro...

ghiacciato dal vuoto di quegli occhi d'avorio

- serve qualcosà signoriii...

che non guardavano, sembravano non vedere nessuno dei visi attoniti che lo circondavano

- serve qualcosà signoriii...

e non sentivo più le sue parole ma distinguevo a stento il suono piano della sua voce

- graaazie signori

la musica sottesa della sua filastrocca

- graaazie signori...

e infine  percepiii chiaramente quel che diceva, ogni parola ogni sillaba, le sue frasi di marmo

- Ho visto cose che voi umani neanche immaginate, astronavi in fiamme a largo di orione...

Il terrore mi bloccò per un momento, poi il treno si fermò ed io mi spinsi fuori.

La sua voce mi inseguì ancora un momento

- E' tempo di morire.

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categoria:diario di bordo
venerdì, 10 febbraio 2006

"- A volte - disse Poli - mi chiedo se le donne capiscono. Se capiscono che cos'è un uomo...Le donne o gli corrono addosso o scappano a farsi rincorrere. Nessuna donna sa stare sola.

- All'una di notte ne incontri - disse Pieretto.

- C'è stato un tempo che le credevo sensuali, - disse Poli guardando a terra, - credevo sapessero almeno questo. Macchè. Non vanno oltre la pelle. Nessuna donna vale un pizzico di droga.

- Ma non dipende anche dall'uomo? - brontolai.

- Il fatto, - disse Poli - è che mancano di vita interiore. Mancano di libertà. Per questo rincorrono sempre qualcuno, che non trovano. Le più interessanti sono le disperate, quelle che non sanno godere...Non le soddisfa nessun uomo. Ci sono vere femme damnées.

- Dans les couvents - disse Pieretto.

- Macchè - disse Poli - sui treni, negli alberghi, per il mondo. Nelle migliore famiglie. Le donne chiuse in convento e in prigione sono donne che han trovato un amante...Il dio che pregano o l'uomo che hanno ucciso non le lascia un momento, e stanno in pace..."

il diavolo sulle colline - Pavese

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categoria:etimologia ed estratti
giovedì, 09 febbraio 2006

a. - Scusa, ma come fai a scaricare musica da internet?

x. - E' semplice: ti installi un software come idc il download lo trovi su p2p poi fai il setup immetti nick banda server stabilisci numero di slot numero di download e upload simultanei flagghi le opzioni grafiche che vuoi poi al primo collegamento scarichi lista di hub pubblici scegli gli hub che ti fanno entrare non prima di aver scelto le directory di download e quelle di share da condividere è logico che maggiore è il tuo share più numerosi sono gli hubs a cui puoi accedere poi flagghi gli hubs preferiti e da qui puoi cominciare la ricerca di tutto...

a. - Scusami, dov'era che si accendeva il computer?

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categoria:diario di bordo